In preparazione della Giornata Missionaria

 

In particolare il direttore del Centro Missionario invita tutti gli amici delle Missioni a partecipare numerosi alla serata che, nel ricordo della Santa dei Poveri e degli Emarginati, apre il mese missionario del Grande Giubileo della Misericordia.

Gli altri appuntamenti saranno:

  • 7 ottobre ore 21, in Seminario, incontro di tutti coloro che, in diocesi, a vario titolo, hanno un impegno missionario.
  • 15 ottobre ore 21 in Santa Maria Maggiore Veglia Missionaria Diocesana.
  • 16 ottobre Giornata Missionaria 2016
  • 29 ottobre – 1 novembre Campo di Lavoro Missionario.

Di tutte queste iniziative daremo ulteriori dettagli nei prossimi giorni.

Buon ottobre missionario a tutti!!!

 

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Ricordo di mons. Locati nell’undicesimo anniversario dell’uccisione ad Isiolo

 

Domenica 17 luglio ricordiamo l’undicesimo anniversario della tragica morte di mons. Locati ad Isiolo

Domenica 17 luglio Mons. Marco Arnolfo celebrerà una messa di suffragio in Duomo alle ore 17,30 nella ricorrenza dell’undicesimo anniversario della tragica scomparsa di Mons. Locati in Kenia.

 

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Dal Mar dei Caraibi al mar Tirreno

 

Suor Rosalia saluta gli amici vercellesi

Con una bella serata in San Salvatore suor Rosalia Morello traccia per gli amici vercellesi una sintesi dei suoi tre anni trascorsi ad Haiti e si prepara a partire per l’ennesima "missione" a Lamezia Terme.

E’ stata una serata caratterizzata dal tono a cuore aperto e improntata alla massima sincerità che suor Rosalia ha voluto donare ai tanti partecipanti ed al gruppetto di amici che l’hanno aiutata nella preparazione della serata stessa.

Suor Rosalia ha incontrato in modo speciale il Signore tra i poveri di Mole Saint Nicolas e in questo incontro ha trovato una nuova giovinezza che alla sua età la rende disponibile a nuove "missioni" come quella che sta per iniziare in una piccola località presso Lamezia Terme dove l’attendono alcune consorelle della sua congregazione.

Per una mezz’ora suor Rosalia ha parlato di Haiti e dei suoi poveri mentre su uno schermo scorrevano le immagini di questi suoi tre anni caraibici. Suor Rosalia, nella semplicità di un’esperienza non legata alla creazione di opere particolari ma alla condivisione della vita semplice, paziente e fiduciosa della popolazione locale, ha trovato nuova fede, speranza e fiducia anche per i suoi amici vercellesi a cui ripete più volte che "il Signore vince sempre", "che non bisogna avere paura", "che bisogna accogliere tutti", "che il Signore attraverso i migranti che arrivano da noi sta cercando di dirci qualcosa che non può essere che una "buona novella" come quella che lei ha incontrato sulle spiagge e nelle strade di Mole".

Poi suor Rosalia ha risposto alle tante domande dei presenti ribadendo da diverse prospettive il nucleo del suo messaggio di fiducia nel Signore e di chiamata all’impegno e alla responsabilità nei confronti delle povertà del mondo. Siccome una consorella delle suore di Loreto ha preso il suo posto nel progetto ad Haiti è stato distribuito ai presenti un biglietto che invita a sostenere 3 piccoli progetti relativi all’opera delle suore nella comunità di Mole Saint Nicolas.

Hanno concluso la serata gli interventi del Sindaco di Vercelli e dell’Arcivescovo. In particolare don Marco ha riconosciuto che per lui le parole di Suor Rosalia sono state un po’ come il canto del gallo che aveva risvegliato il pavido e pauroso Pietro dal suo rinnegamento. In questo caso il nocciolo della questione è un economia che continua a partorire ingiustizie e, a macchia di leopardo nel mondo, situazioni profondamente inumane per tanti, per troppi esseri umani, figli di Dio, nostri fratelli.

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Concluso a Novara il corso Interdiocesano

 

Padre Gianni Criveller, missionario del Pime conclude il corso interdiocesano a Novara parlando del Tibet

 Martedì 17 maggio 2013, in alcuni locali messi a disposizione dalla parrocchia di Sant’Antonio di Novara, si è conclusa l’edizione 2016 del corso Interdiocesano di Formazione Missionaria.

Il relatore della serata è stato un missionario del Pime che per molti anni è stato in Cina. Attualmente non vi può tornare per una delle tante ritorsioni che caratterizzano il comportamento del Governo Cinese nel suo contorto rapporto con le confessioni religiose presenti in Cina che ufficialmente riconosce ma che tende a controllare in ogni minimo particolare. Padre Gianni continua però ad occuparsi della realtà religiosa cinese sia attraverso i numerosi rapporti di conoscenza ed amicizia che intrattiene colla realtà cinese, sia con gli studi e gli interessi che continua a coltivare.

Ed il Tibet, dopo anni di isolamento vissuti sotto la guida dei Dalai Lama in una vita ispirata ad una forma di buddismo comunitario rispettosa della natura locale, per certi versi eccezionale come appunto quell’altopiano, è entrato a far parte della Cina a causa dell’invasione del 1950, uno dei primi atti internazionali del governo comunista di Mao Tse Tung. Questo atto di violenza internazionale non ha mai trovato, nello scenario della politica internazionale di allora come anche ai nostri giorni, soggetti in grado di opporvisi efficacemente. Da allora la società tibetana ha iniziato un percorso di doloroso e a volte crudele smantellamento.

Colla prima rivolta del 1959, repressa duramente, il Tibet è stato privato della sua guida tradizionale, il Dalai Lama che ha scelto da allora la via dell’esilio.

La scarsa attenzione dell’opinione pubblica mondiale a questo dramma che si va consumando da oltre mezzo secolo risulta evidente nel 1989, a trentanni di distanza da quella prima rivolta, quando un’altra volta la popolazione tibetana cerca di scuotere l’oppressione a cui è sottoposta: la ribellione tibetana è precedente di tre mesi rispetto ai fatti di piazza Tienanmen ma non ha praticamente risonanza internazionale e non migliora affatto la situazione che per certi versi si aggrava tanto che da allora hanno inizio le "immolazioni" cioè i suicidi rituali di denuncia da parte di monaci e poi sempre più anche di laici, in particolare intellettuali, e addirittura di donne. Ad oggi questi fatti discutibili sono ormai alcune centinaia ma hanno pochissima risonanza al di fuori del Tibet.

Padre Gianni ha poi fatto un cenno alle forzature storiche che la posizione ufficiale della Cina adduce a giustificazione della situazione attuale di oppressione e colonizzazione, e cioè che il Tibet ha fatto parte altre volte dell’Impero Cinese. In effetti questo accadde solo durante l’impero di Gengis Kan, impero che è un po’ esagerato definire cinese visto che proprio per difendersi dai mongoli venne edificata la grande muraglia.  Un’altra occasione addotta dai cinesi è del tempo delle dinastia Qing di origine della Manciuria, ancora una volta una dinastia non cinese. E la posizione ufficiale cinese assume contorni grotteschi quando pretende la distruzione di documenti storici risalenti ai tempi della missione di Matteo Ricci che documentano con chiarezza che durante la dominazione mancese il Tibet non faceva affatto parte della Cina.

Padre Gianni non è ottimista sul futuro del Tibet. Data l’età avanzata del Dalai Lama presto la comunità tibetana dovrà affrontare la questione del successore e senz’altro il governo cinese approfitterà dell’occasione per creare ostacoli offrendo alla comunità dei tibetani rimasti nel paese un Dalai Lama di comodo gradito al regime. Questo potrebbe aumentare le già importanti differenze sviluppatesi in questi anni di occupazione cinese tra i tibetani rimasti in Tibet ed i tibetani dell’esilio. Ma nelle cose umane tutto evolve e come in Cina l’appartenenza religiosa in genere e l’appartenza al cristianesimo in particolare, nonostante l’opposizione del regime, sta aumentando, anche se in modi imprevedibili e non facilmente classificabili, così anche il Tibet potrebbe essere toccato da questi fenomeni. Sta di fatto che ad oggi in Tibet non c’è presenza di cristiani e che, stante il pugno di ferro adottato dal regime per governare il paese, il Buddismo Tibetano Tradizionale non ha grosse prospettive di sopravvivenza nel paese che l’ha generato.

 

 

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Secondo incontro del Corso Missionario Interdiocesano

 

Don Leonardo Giannelli presenta la missione tra gli Aymara della Bolivia

Venerdi 13 maggio 2016, nella sede del Centro Missionario, a partire dalle 19 si è tenuto il secondo incontro del Corso Missionario Interdiocesano a Biella.

Dopo la consueta introduzione conviviale a cui ha partecipato anche il gruppo di giovani volontari biellesi che l’estate prossima saranno ospiti presso la missione di don Leo, il relatore della serata, per un’esperienza formativa importante, il gruppo dei convenuti si è spostato in uno dei saloni del seminario biellese per ascoltare il messaggio di don Leonardo Giannelli, sacerdote fidei donum della diocesi di Gubbio in Bolivia da oltre un decennio insieme ad un altro sacerdote presso la popolazione Aymara della Bolivia che vive attorno al Lago Titicaca.

Don Leonardo, ha introdotto anche la preghiera comunitaria guidando il folto gruppo di partecipanti nell’esecuzione di alcuni canti in uso presso la sua comunità boliviana. Al termine della preghiera don Leo ha presentato un piccolo audiovisivo di pregevole fattura che con immagini e musica ha immerso gli ascoltatori nel mondo degli Aymara dell’altopiano andino al di sopra di La Paz e sulle rive del grande lago Titicaca.

Partendo dal presupposto che la missione presso una popolazione di cultura diversa dalla nostra presuppone nel missionario il lungo ascolto per comprendere e capire, ascolto e comprensione che esclude ogni giudizio e un atteggiamento di amore, don Leo ha cercato di presentare la visione del mondo del popolo aymara nella sua oggettività con pregi, difetti e criticità, ma sempre cercando di far capire questa cultura sopravvissuta in qualche modo alla conquista spagnola ed alla occidentalizzazione dell’America Latina che conserva in qualche modo l’eredità delle popolazioni preincaiche ed alcuni degli elementi costitutivi dell’impero incaico stesso.

 

L’aspetto più distante dal nostro modo di intendere la vita è la percezione comunitaria che queste popolazioni hanno di se stesse, della natura e dello stesso mondo del sacro o del religioso. Don Leo ha però messo in guardia dal comprendere questo da occidentali esausti e stanchi del nostro individualismo. Anche il modo di sentire aymara non è la soluzione di tutti i problemi anche se può per certi versi affascinare un certo sentire occidentale. Più volte ha ripetuto che queste popolazioni vanno amate per quello che sono e non solo non giudicate ma pure non idealizzate. Oltre a numerosi fatti concreti relativi ai vari aspetti della vita come ad esempio la percezione del valore della vita nelle varie età, don Leo ha citato numeri e statistiche che aiutano a non comprendere la realtà boliviana ed in particolare quella delle popolazioni dell’altopiano secondo certi slogan occidentali che semplificano il problema riducendolo a problema ecologico.

Don Leo non ha affrontato la situazione politica attuale boliviana e non ha voluto dare un giudizio sull’esperienza di governo di Evo Morales anche se ne ha sottolineato alcuni aspetti sia nel bene (il riconoscimento della multietnicità della nazione Boliviana ad esempio) che nel male (il non essere estraneo al sistema di corruzione e di esportazione di capitali che caratterizza la quasi totalità della classe dirigente latinoamericana).

Ha fatto vedere a conclusione della serata un secondo audiovisivo dove vengono presentate le realtà comunitarie, sociali, educative, messe in atto nella sua missione per aiutare il tradizionale sentire comunitario degli aymara a maturare alla luce del Vangelo verso forme in grado di resistere alle grandi pressioni a cui sono sottoposte soprattutto le nuove generazioni da parte di una cultura globale materialista che arriva coi suoi meccanismi anche in quelle terre ormai da anni. Trattenere nel "campo" qualche giovane grazie a scelte consapevoli e responsabili frutto ad una maturazione personale che porta a piena consapevolezza quanto le generazioni precedenti hanno fatto per tradizione è un po’ la sintesi del piano missionario che ispira don Leo e la sua comunità nella loro vita nella realtà dell’altipiano. Come in tutto il mondo il problema sono infatti le nuove generazioni facilmente seducibili ad esempio dai facili guadagni che la vita in città sembra offrire. Don Leo cita gli stipendi che la missione è in grado di offrire e che sono sempre frazioni di quanto si può avere in città soprattutto in settori ai margini della legalità. Eppure don Leo può citare persone concrete che hanno fatto questa scelta di consapevolezza e responsabilità in nome sia della parte migliore della tradizione aymara illuminata dalla luce del vangelo che della scelta personale cristiana che libera e dà forza.

 

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