“Nigeria, il gigante africano malato – tra tensioni etniche e scontri religiosi”

 

NIGERIA, DIETRO IL TERRORE
Incontro a Novara 11-05-2012 – gruppi missionari No-Bi-Vc

 

Introduzione: un bollettino di guerra
Giovedì 26 aprile sono state colpite due redazioni del quotidiano ThisDay ad Abuja e Kaduna.
Domenica 29 aprile a Kano, in un teatro del campus dell’Università Bayero, alcuni studenti assistevano alla Messa quando un commando armato ha prima lanciato delle bombe artigianali e poi ha aperto il fuoco. Hanno perso la vita 16 persone e più di venti persone sono rimaste ferite.
A Maiduguri i terroristi hanno sparato ad alcuni fedeli raccolti in preghiera nella cappella della Church of Christ: 5 morti. Gli attacchi non sono stati rivendicati, ma la setta islamica dei Boko Haram si è spesso servita di lattine in alluminio riempite di esplosivo come quelle usate a Kano.
Il 1 maggio una bomba è esplosa a Jalingo, nello stato di Taraba, contro un convoglio della polizia uccidendo undici persone.

1.    LA NIGERIA, GIGANTE D’AFRICA
Demografia
La Nigeria è il Paese più popoloso dell’Africa, con circa 140 milioni di abitanti. Con l’attuale trend di crescita (2,6 per cento annuo, il quinto più alto dell’Africa) la sua popolazione raddoppia ogni 19 anni. Nell’arco del prossimo ventennio i nigeriani arriveranno a 285 milioni, collocando la Nigeria al terzo posto tra i Paesi più densamente popolati al mondo, dopo Cina e India e prima degli Stati Uniti. Un fatto questo che, già in sé, la dice lunga sul peso che il «gigante-Nigeria» è destinato a giocare non solo in Africa ma nel mondo intero.
Nel 2010 la Nigeria contava 10 città con popolazione superiore al milione e una settantina di 70 con più di 100.000 abitanti.

Quadro politico
Nella sua storia di nazione indipendente dal 1960, la Nigeria ha conosciuto un susseguirsi di colpi di Stato e dittature militari, oltre all’orribile guerra del Biafra dal 1976 al 1970 che ha provocato circa 2 milioni di morti. Ma – a differenza del cugino Sudan – non è mai stata messa in discussione l’unità nazionale.
Dopo la morte di Sani Abacha, nel 1998, l’ultimo generale-si sono tenute le prime elezioni (pseudo) democratiche. Dal 1999, la Nigeria sta sperimentando un fragile processo democratico, cominciato con i due mandati di Obasanjo. L’elezione a presidente – nell’aprile 2011 – di Goodluck Jonathan, cristiano del Sud, succeduto a Yar Adua, mussulmano del Nord, morto prematuramente, ha però aggravato le tensioni.

Ricchezza potenziale e povertà diffusa

Corruzione e iniqua distribuzione del reddito sono i mali che affliggono il Paese: la Nigeria in testa alle classifiche dei Paesi più corrotti al mondo. Con circa 2.500 milioni di barili al giorno, la Nigeria è il settimo produttore di greggio al mondo e il quinto nell’ambito dell’Opec, nonché il quinto  fornitore di petrolio degli Stati Uniti. Ma il 70 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e l’aspettativa di vita supera di poco i 43 anni. Disuguaglianze all’origine di continui scioperi e scontri.

L’elemento religioso
A partire al 2000, le violenze hanno preso anche una connotazione etnico-religiosa, specialmente negli Stati settentrionali della Federazione nigeriana, dove i governi locali hanno introdotto la sharia, la legge coranica. Gli scontri, che hanno opposto cristiani e musulmani in diverse località, hanno provocato circa 14 mila morti. Ora la situazione è tornata sotto controllo, anche se in tutto il Paese il malcontento della gente è grande e rischia di esplodere in ogni momento.

LE TRE AREE CALDE DEL PAESE
–    DELTA DEL NIGER
–    LO STATO DEL PLATEAU (fascia centrale): capitale JOS.
–    GLI STATI DEL NORD-EST

Il resto del Paese vive un’altra situazione. Vedi testimonianza di Padre Vincenzo Marrone, salesiano, Ibadan
Ibadan, dove mi trovo, è una città di quasi 8 milioni di cui almeno 4 sono mussulmani; qui la tensione e la paura si percepiscono, ma io e i miei confratelli siamo abbastanza tranquilli; più del 60 per cento dei ragazzi e giovani che frequentano il nostro oratorio e Centro giovanile sono mussulmani, e ogni sera prima di andare a casa si radunano per la classica “ buonanotte salesiana" o per ascoltare una breve riflessione della giornata e la preghiera.

1)    DELTA DEL NIGER: a causa della presenza del petrolio forti tensioni, oggi amnistia e progetto di ricostruzione che tuttora tiene , nonostante attentato del 1 ottobre 2010 ad Abuja (12 vittime), durante i festeggiamenti del 50mo dell’indipendenza
2)    LO STATO DEL PLATEAU (fascia centrale): capitale JOS. Qui il conflitto è tra:
– berom (originari del luogo); sono cristiani (denominazione evangelica)
– haussa (venuti da fuori ma ormai presenti da generazioni); musulmani
Il conflitto ha radici storiche e risale al 1991 quando Jos è stata divisa in 3 aree: Sud cristiana, Nord con piccola maggioranza islamica ed Est. In 10 anni 10.000 vittime!
3)    GLI STATI DEL NORD-EST (presenza Boko Haram): in particolare gli Stati di Borno e Yobe e alcune zone degli Stati di Bauchi e Kano.

CHI SONO I BOKO HARAM
Il gruppo autore degli attentati contro i cristiani è Boko Haram. I suoi seguaci preferiscono essere identificati con il nome arabo Jamàatu Ahlis Sunna , o semplicemente Yusufia (dal nome del fondatore)

Il fondatore
Il fondatore di Boko Haram, che in lingua locale (Hausa) significa «l’istruzione occidentale è peccato», è stato un imam, Mohammed Yusuf che tra gli abitanti della città emerge come una figura quasi leggendaria: oratore eccezionale, era dotato di un carisma unico e grandi capacità di convinzione. È stato ucciso nel 20089, dopo essere stato arrestato dalla polizia. Il video della sua fine è stato mostrato da Al-Jazeera, innescando ulteriore ribellione

Come nasce e si sviluppa?
Affonda le proprie radici in piccole sette definite i «Talebani della Nigeria», che erano state debellate a fine anni Novanta e inizio Duemila nel nord-est della Nigeria. Da allora le roccaforti del gruppo si trovano a Maiduguri, capoluogo dello Stato nord-orientale di Borno.
I Boko Haram hanno una strategia chiara, sempre maggiori capacità finanziarie e tecniche, collegamenti internazionali, tra cui al Qaeda. L’anno che segna la svolta violenta di Boko Haram, è il 2009, quando l’esercito nigeriano interviene pesantemente: i carri armati distruggono il posto dove la setta è nata, la moschea di Yusuf, nell’ ambito di un’operazione in cui vengono uccisi 1000 seguaci, imam compreso.

I legami internazionali
Già nel 2009 diversi nigeriani erano stati spediti in Mauritania e Mali per prendere essere addestrati dagli affiliati ad Aqmi, i gruppi di al Qaeda nel Maghreb islamico. Da lì la rete si è estesa a Niger, Sudan, Ciad, Somalia, addirittura all’Afghanistan.
L’instaurazione e il rafforzamento di legami con gruppi simili dell’Africa e con al Qaeda può rappresentare una minaccia sempre maggiore per la Nigeria: l’islamizzazione di tutto il Paese appare un obiettivo tutto sommato poco realistico, ma di sicuro rappresentano un fattore di rischio per l’affermazione di un regime democratico già precario e per la tenuta stessa dell’integrità territoriale.

L’escalation della violenza
Dal 2009 l’escalation della violenza è inarrestabile; sono scesi in battaglia, radicalizzando lo scontro, dichiarando la guerra santa (jihad) contro il governo centrale per estendere a tutto la Nigeria la sharia, attualmente in vigore, seppure solo sulla carta, in 12 dei 36 Stati confederali. Su di loro si concentra la caccia all’uomo delle forze dell’ordine nigeriane, senza successo: si muovono infatti tra i vicini Niger, Ciad e Camerun (Borno è l’unico Stato confederale del Paese ad avere tre confini internazionali), ossia i Paesi dove si trovano i loro campi di addestramento.

Reclutare aspiranti terroristi a Maiduguri è semplicissimo: è un posto dove regna la disoccupazione, l’analfabetismo e l’80 per cento della popolazione vive con due dollari al giorno.
E sono sempre di più i potenziali bersagli dei kalasnikov in dotazione ai terroristi: gli obiettivi si sono infatti estesi, anche se i target preferiti restano, oltre ai cristiani, gli uomini delle forze dell’ordine, gli esponenti del clero musulmano moderato, i politici e gli impiegati delle banche, da assaltare per ricavare bottino.

Dalla metà del 2011 si è assistito a un moltiplicarsi di attentati sempre più spettacolari su obiettivi diversi.
26 agosto 2011: attentato alla sede Onu in Nigeria: 24 morti, oltre 100 feriti Il governo ha reagito dichiarando lo stato di emergenza in quattro Stati del Nord e chiudendo i confini con gli stati vicini.
stragi di Natale, almeno 50 morti,
stragi dell’Epifania, con almeno altri 25 morti a Gombe (dove i terroristi hanno sparato sui fedeli che uscivano dalla Chiesa) e a Mubi (durante la cerimonia funebre per una delle vittime di Gombe; l’ultimo attentato di cui sono a conoscenza).

Oltre al fanatismo religioso, Boko Haram si appoggia, ora, anche su una crisi economica. Dal primo gennaio 2012 il governo ha abolito ogni forma di sussidio al prezzo dei carburanti. Per lo Stato un risparmio pari a 8 miliardi di euro l’anno, per 180 milioni di nigeriani una vera mazzata. La benzina è passata da un giorno all’altro da circa 30 centesimi di euro al litro a 70.

E’ una guerra religiosa? Guerra sì, ma non religiosa

«Si tratta proprio di una guerra: non tra cristiani e musulmani però, come molti continuano a dire, ma tra chi vuole il bene e chi continua a diffondere il male». Lo dice l’arcivescovo di Jos Ignatius Kaigama all’indomani dell’ennesimo attacco da parte di Boko Haram, che il giorno di Pasqua ha causato la morte di almeno 40 persone facendo esplodere un’autobomba vicino a due chiese cristiane. Nonostante gli estremisti di Boko Haram continuino ad affermare che «la Sharia deve essere instaurata in tutto il paese» e che «il cristianesimo deve essere sradicato dal Nord della Nigeria», la motivazione settaria è solo una copertura, una facciata.
le oltre 500 persone che dal Natale 2011 hanno perso la vita in attentati e sparatorie non sono solo cristiane.
«Gli estremisti sono dei terroristi, dei nemici della Nigeria e di tutta l’umanità, non solo dei cristiani. Attaccano chiese, moschee, mercati e caserme in modo indiscriminato. Non è in atto una guerra tra religioni».
I terroristi di Boko Haram sarebbero manovrati dall’esterno. Se la setta islamica venga usata da paesi stranieri, come Iran o gli shabaat di Somalia, o sia finanziata da politici locali è difficile da provare, ma di fatto gli attacchi destabilizzano la Nigeria e mettono in difficoltà il presidente cristiano originario del sud, Goodluck Jonathan.
monsignor John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja,
Non è un conflitto religioso così come viene presentato dalla stampa internazionale. Questo non vuol dire che non ci sia un aspetto religioso. Il gruppo Boko Haram viene chiamato così, ma il suo vero nome significa “Associazione di sunniti per la diffusione dell’islam e della jihad”. Già il nome ci dice qual è il loro obiettivo e per raggiungerlo sono inclusi anche gli attentati. È una piccola minoranza nella comunità islamica nigeriana. Purtroppo, anche se pochi, esercitano un influsso molto forte

Per la prima volta in Nigeria i leader dell’islam hanno condannato le azioni di Boko Haram. Che però continuano a uccidere perché non riconoscono queste autorità. Hanno i loro imam, seguono le idee fanatiche di Al Qaeda e Talebani e non ascoltano nessuno. Però spetta ai musulmani provare a dialogare con loro.

Perché sono pericolosi?
1)    Perché hanno un’ideologia fanatica
2)    Perché sono collegati economicamente militarmente con altre forze estremiste della galassia qaedista africana
3)    Perché rifiutano il dialogo
4)    Perché sono tollerati da parte della popolazione

Come se ne può uscire?
1)    Lo Stato nigeriano dovrebbe reagire con la forza ma non solo con la repressione, come ha fatto nel 2009
2)    È decisivo isolare ideologicamente questi gruppi. Come? Difficile dirlo, sicuramente la situazione di tensione, crisi economica ecc è un ottimo brodo di coltura…
3)    Vanno tagliati, per quanto possibile, gli intrecci internazionali della rete del terrorismo. Qui è fondamentale la collaborazione anche dei Paesi e degli organismi politici del continente africano

Una testimonianza di martirio consapevole

L’ARCIVESCOVO DI LAGOS

“I cristiani nigeriani non hanno paura delle minacce di Boko Haram. Ci guida l’amore di Gesù Cristo, e se i kamikaze accettano di uccidersi per uno scopo sbagliato, noi cristiani siamo pronti a morire per un fine giusto”.
 

 

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