Come sono diventata “doctora” alla soglia della pensione

 

affezionarsi ad un luogo e alle persone che si incontrano

La prima volta che sono andata a Maimelane era per pura curiosità: volevo conoscere una bimba che avevo adottato a distanza attraverso il Centro Missionario di Vercelli.

In quel primo viaggio, del gennaio 2005, eravamo in 4 persone ed ovviamente il viaggio è stata un’avventura. Arrivati a Johannesburg abbiamo affittato una macchina per arrivare fino a Maimelane il che ha significato fare 1600 chilometri su quelle strade piene di buche con grande strazio e sacrificio di pneumatici.

Alla missione ho incontrato persone interessanti che mi hanno procurato emozioni meravigliose a cui forse è legato il seguito di questa storia. Allora funzionava ancora il vecchio ospedale di Maimelane in cui, nella generale povertà almeno il reparto di ostetricia legato alla buona volontà di un’ostetrica locale funzionava. Le donne incinte dei dintorni venivano con anticipo e a volte bivaccavano per giorni nel cortile dello stesso ospedale. Una sera passando tra di loro all’ora di cena ho visto una persona estremamente triste, mi sono avvicinata ma non sapevo parlare, ho accennato qualche gesto affettuoso, ma il suo viso rimase triste. Allora a gesti accennai alle persone che le stavano vicino per chiedere il motivo di tanta tristezza e le poche parole che capii mi colpirono come uno schiaffo, "ten fome" (ha fame). Provai a chiedere a quelle persone perchè non condividevano con lei un po’ della loro cena, ma mi risposero che quanto avevano bastava appena a loro. Entrai nella missione e dissi d’impeto che la mia cena dovevano metterla in un sacchetto perchè dovevo darla ad una persona. La suora mi consegnò un sacchettino ed andai a portarlo a quella donna triste. Il sorriso che vidi su quel volto quando aprì il pacchettino non lo dimenticherò più, il giorno dopo la cercai ma era scomparsa, probabilmente aveva partorito ed era tornata a casa sua.

 

   

 Con suor Margarerth e suor Michela, la più giovane e la più anziana delle suore

 Con Enora che ha in mano uno dei cestini da lei confezionati…
   

 La "farmacia" di Maimelane… la cui esistenza è garantita dal lavoro dell’associazione San Martino

 Al centro di salute di Macongumete in attesa di fare il test per la malaria.

Ritornai ancora a Maimelane nel luglio 2005 approfittando del viaggio del direttore del Centro Missionario, mons. Franco Givone, a cui mi aggregai.  I miei soggiorni allora erano di sole tre settimane perchè essendo infermiera in servizio al Sant’Andrea di Vercelli, a tanto ammontavano le mie ferie. Anche questa volta mi capitò un’episodio che lasciò il segno nella mia vita. Un giorno la suora della missione mi mandò a trovare una donna che stava male da tempo e che, nonostante le cure contro la malaria che le praticavano, non migliorava. Io non mi sentivo all’altezza di quell’impegno ma per accontentare la suora mi recai alla capanna di quella donna e mi resi conto che non si trattava di malaria come le era stato diagnosticato, bensì di una grave affezione polmonare. Cercai tra i farmaci presenti alla missione gli antibiotici e iniziai a somministrarglieli pur con una certa apprensione. Nel giro di qualche giorno migliorò decisamente e questa volta il rapporto continuò anche perchè lei venne regolarmente alla missione a continuare le cure e ricordo l’abbraccio che mi diede quando ripartii. Abbiamo pianto di gioia entrambe per l’esperienza che ci era stata riservata. Il rapporto con questa donna dura tutt’ora.

Da allora ogni anno ho trascorso le mie ferie a Maimelane cercando di aiutare il più possibile la gente ed essendo io infermiera mi dedicai soprattutto a curare le persone. La vercellese Associazione San Martino nel frattempo iniziò a mandare regolarmente dei medicinali per cui avevo di che somministrare alle file di pazienti che, appena si spargeva la notizia del mio arrivo, si formavano tutti i giorni davanti alla missione. Hanno iniziato a chiamarmi "doctora" e questo soprannome è rimasto nonostante tutti sappiano che io sono solo un’infermiera.

 

   
 Con la mamma di Marcos a Maimelane nel 2008  Con padre Gemo alla festa della partenza
   
 Con Federico…  Bricolage in missione… si erano rotte le ciabatte!!!

Come infermiera sono fortunatamente arrivata alla pensione nel gennaio 2011 e da allora posso permettermi di fermarmi due mesi in questo posto in cui è rimasta per sempre parte del mio cuore.

Daniela Zanoni

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