La legna della carità

 

la legna della carità

a Maimelane solidarietà tra generazioni

 

   
 una capanna….  un particolare…
   
 ecco un gruppo dell’operazione "legna della carità" in azione…  Anche i più piccolini sono coinvolti… ciascuno dà quello che può!

 

Il Mozambico è un paese tra i più poveri del mondo.  Ad una guerra di liberazione coloniale complessa, lunga e travagliata sono seguiti anni di guerra civile tra le più sanguinose che abbia visto il continente africano, anni in cui sono andate distrutte buona parte delle poche strutture ed infrastrutture economiche moderne che il colonialismo portoghese aveva portato nel paese. Solo negli ultimi anni il paese ha goduto di un minimo di stabilità politica e di pace sociale. Il Mozambico è oggi un paese satellite del Sudafrica da cui dipende economicamente.
Le nostre missioni vercellesi si trovano nella parte centrale del paese, regione a vocazione agricola tradizionale ma in cui sono state recentemente scoperti giacimenti di idrocarburi da parte di società sudafricane e dove è arrivato negli ultimi anni anche un po’ di turismo attratto soprattutto dalle belle ed incontaminate spiagge tropicali di cui tutto il paese è ricco.
Ci sono quindi in atto nel paese cambiamenti continui e non tutti di segno completamente positivo. In particolare la missione di Maimelane, fondata dai padri della Consolata secondo collaudati e validi schemi ancora al tempo della colonia, ha attraversato e sta attraversando tuttora le conseguenze di questi cambiamenti.
Il più vistoso nel senso che salta immediatamente all’occhio è il rudere del vecchio ospedale. Durante la guerra civile fu abbandonato e la missione, in seguito, non ha trovato le risorse, le energie e gli opportuni accordi colle autorità per rimetterlo in funzione. Qualche anno fa il governo ha deciso di costruire un nuovo ospedale qualche chilometro più a sud, in località Macungumete togliendo ulteriore incentivo al recupero della vecchia struttura.
La ricerca degli idrocarburi ha fatto sorgere attorno alla strada nazionale che unisce il nord ed il sud del paese tutta un’altra serie di strade che attraggono nuovi insediamenti.
Ricordiamo che la gente attorno a Maimelane vive di agricoltura tradizionale intendendosi con questo termine un’agricoltura non meccanizzata dipendente dalle piogge per l’irrigazione. Proprio per questo è in piedi da anni, per opera della missione il "progetto pozzi" che cerca di alleviare questa carenza d’acqua che costituisce il tallone d’achille dell’agricoltura tradizionale africana. In pratica un’agricoltura di sopravvivenza, in cui le annate di siccità rischiano di trasformarsi in tragedie.
La scolarizzazione è andata comunque avanti essendo l’istruzione pubblica, almeno ufficialmente, una delle priorità del Governo. Conseguito un diploma sono pochi i giovani che accettano di ritornare al villaggio colle vecchie capanne per coltivare i campi circostanti. Molti preferiscono cercare fortuna nelle nuove attività, i più coraggiosi emigrano in Sudafrica, altri si spostano verso le città o comunque verso le località dove ci sono almeno apparentemente nuove e più allettanti possibilità di lavoro.

   
alcuni momentidella costruzione di una nuova capanna
   
   


Tutte queste dinamiche hanno portato in pochi anni, nell’antico insediamento di Maimelane, al determinarsi di una realtà particolare: ci sono tantissimi vecchi che vivono soli nelle vecchie capanne perchè i figli hanno cercato fortuna altrove. Praticamente una parte della popolazione risulta abbandonata a sè stessa, senza più gli appoggi e sostegni tradizionali  dell’antica vita di villaggio e senza l’istruzione, le conoscenze e l’iniziativa per poter fruire della scarsa ed incerta assistenza sociale del nuovo Stato.
Ecco allora che la missione si sente chiamata a nuovi ed ulteriori compiti e decide di agire colle poche risorse che ha: per una volta non è il caso di pensare subito alle risorse materiali ed economiche, senza le risorse umane queste sono inefficaci. E di risorse umane la missione ne ha tante: sono i ragazzi e le ragazze dei due internati, sono i giovani del Centro Giovanile.
Da sempre gli internati ed il Centro Giovanile richiedono a coloro che li frequentano un contributo in legna: serve per cucinare i pasti che vi consumano appunto i giovani ospitati, ma adesso Suor Margareth e gli altri operatori decidono di alzare la posta, anche perchè per il momento la regione offre ancora del legname che gli abitanti a volte usano per produrre carbone con metodi tradizionali, carbone che poi si pone in vendita a sacchi lungo le strade.
In questo caso il legname non è destinato ad essere bruciato ma a riparare le capanne degli anziani che non hanno più la possibilità economica e le energie necessarie per fare la manutenzione delle loro capanne che si deteriorano sempre più e rischiano di cadere prima o poi loro addosso.
In particolare il venerdì pomeriggio l’attività educativa diventa la visita agli anziani: cinque gruppi di educatori e ragazzi che vanno a visitare, spartendosi opportunamente il territorio, tutti gli anziani che vivono soli, che sono ammalati o comunque in difficoltà, che parlano, chiedono, fanno compagnia e prendono nota delle necessità più urgenti. Ritorneranno il prossimo venerdì con qualcosa da offrire, in particolare colla "legna della carità" che loro stessi avranno procurato proprio in vista di questi nuovi appuntamenti nel corso dei quali verrà chiuso un buco nella parete, sostituito qualche palo fatiscente o addirittura risistemato un tetto che perde o rischia di cadere. Per rifare i tetti serve un particolare tipo di canna, abbondante nella regione, ma che richiede, per la preparazione, una competenza che i ragazzi non hanno ed ecco allora che anche qualche risorsa economica potrebbe rendere più esteso il progetto oltre a far circolare un po’ di denaro nella sempre più asfittica economia di Maimelane.

   
  ancora istantanee catturate nel corso dei venerdì della "legna della carità"…
   
   


Ma l’importante è in quell’espressione "la legna della carità" che ormai circola, è diventato un progetto in cui identificarsi, ma anche qualcosa di più profondo, un rinnovato legame tra vecchie e nuove generazioni che era tipico di quel villaggio africano che va scomparendo, legame che va coltivato e conservato anche in questi tempi di cambiamenti se si vuole che detti cambiamenti sfocino in autentico progresso e non in ulteriori sconvolgimenti per un paese che ha già tanto sofferto.
Nella "legna della carità" c’è una nuova speranza per Maimelane soprattutto se si concretizzerà per i giovani partecipanti e per i loro leaders in un’attitudine permanente, un’attenzione agli ultimi che non ha sempre bisogno del sostegno "esterno" ma solo di un po’ di Iniziativa, coraggio e presa di coscienza delle proprie possibilità.

Daniela Zanoni & Gian Mario Ceridono

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