Michelina – una storia per “non globalizzare l’indifferenza”

 

Lamento funebre per Michelina

 

La piccola Michelina in braccio a suor Michela Ancora le due Micheline (foto del 2012)
Michelina colla mamma  e una zia (foto 2012) la capanna della famiglia di Michelina (foto 2013)

Nell’aprile 2012 è nata, in una capanna di Maimelane, una piccola bimba prematura da una ragazza, Clara, rimasta incinta da chissachì.
Famiglia poverissima, di gente proveniente dallo Zimbawe: la nonna Rose Mary, la mamma Regina, 6 figli di cui Clara, la maggiore, è la madre della neonata, e altri 3 bambini figli del fratello di Regina che è rimasto vedovo. Niente lavoro, niente soldi, niente da mangiare. Clara ha una grossa ulcera sul seno che non le consente di allattare. Così non nutrono la bambina che non cresce e quando arriva alla Missione dopo un mese è quasi morta.
Suor Michela quando la vede procura latte in polvere, biberon, vitamine e in poco tempo la piccola si riprende.
Riconoscenti alla suora che l’ha salvata, chiamano la bimba Michelina. E’ vivace, con due occhioni nerissimi e tanta voglia di vivere.
La mamma guarisce e ricomincia ad allattare. Michelina però è delicata, malaria ripetuta, tosse ed altre cose non l’aiutano certo. Ogni settimana le suore della missione danno alla famiglia cibo, farina, riso, fagioli, verdure.
Poi sr. Michela torna in Italia e per problemi di salute e di età viene trattenuta definitivamente in patria. Anch’io dopo due mesi lascio il Mozambico per tornare dopo un anno.
Quando rivedo Michelina  che ha già tradici mesi rimango basita. Peserà si e no 5-6 kg. E’ uno scheletrino vestito. Non sta in piedi, il suo sguardo è spento, ha la tosse ed è debolissima. Si nutre solo del latte materno, ma anche Clara, la mamma,è magrissima. Le do i soldi per andare all’ospedale e nel frattempo compro pappine e omogeneizzati per cercare di nutrirla un po’.
Ma lei rifiuta il cibo, in nessuna maniera riusciamo a farle aprire la bocca per farla mangiare un po’.
Bisognerebbe idratarla,  curarla ma all’ospedale la rimandano a casa senza farle e darle nulla.

 

due immagini di Michelina nel 2013

La domenica andiamo a trovarla. La situazione è disperata. Sotto una tettoia di lamiera, su un sudicio materasso stanno Rosemary e Regina in preda ad una tosse convulsa e la piccola Michelina. La lor capanna è così malandata che sono costrette all’aperto e in questa stagione la notte fa molto freddo. Prendo in braccio la bambina, è leggerissima, non ha la forza neanche per piangere. Ho paura di romperla tanto pare fragile. Le sue palpebre si chiudono lentamente, come quando uno è tanto stanco. Il suo cuoricino batte all’impazzata, il suo respiro è difficoltoso. Alza un braccino verso la sua mamma che la prende in braccio. Lei appoggia la testa sulla spalla e si calma un po’. Il suo sguardo è triste e rassegnato.
Tutti sappiamoche sta per morire, la nonna chiede alla suora di procurare la cassa e un posto per seppellire la bimba. Ce ne andiamo a casa in silenzio con un peso sullo stomaco e nel cuore. E quella notte Michelina muore.
Subito ci attiviamo per far costruire una cassa. Qui non ci sono pompe funebri, ognuno si deve arrangiare. Troviamo chi ha il legno e sa lavorarlo, ma non c’è tempo per dipingere, così la minuscola bara viene foderata dentro e fuori con un vecchio velo bianco di suor Anna.
I parenti vanno al cimitero e scavano la fossa. E’ vicina a quella di Otilia, una bimba di tre anni deceduta per malaria cerebrale due mesi fa. Nel pomeriggio il funerale. Arrivano reggendo la piccola bara e cantando sommessamente. La famiglia non è cattolica e la bimba non è stata battezzata. Viene recitata una preghiera poi la bara viene deposta nella fossa con tutti i vestiti della bambina. Ogni persona presente getta una manciata di sabbia mentre un gruppo di donne intona una nenia dolce e triste che ti fa venire la pelle d’oca. In un angolo Clara, seduta per terra, piange silenziosamente. Ha perduto l’unico tesoro che possedeva, la sua bambina.
Non resisto più, mi inginocchio, l’abbraccio e piango con lei. Le sue sono lacrime d’amore e di tristezza, le mie di rabbia, d’impotenza per non aver potuto fare niente per lei.
Ho portato un mazzo di buganvillae bianche, ma scopro che qui non usa portare fiori al funerale, ma solo dopo alcuni giorni. Li lascio ugualmente e prego il Signore per questa innocente creatura e per questo mondo ingiusto.
Ora sto facendo costruire una capanna nuova per questa famiglia e suor Anna, come ha sempre fatto, continua a dar loro cibo ed aiuto. Da gennaio tre delle loro bambine sono state accolte nell’internato e sono mantenute dalla Missione. Sono rifiorite in questi mesi, vanno a scuola con ottimi risultati, hanno imparato a lavarsie a tenersi pulite. Mangiano tre volte al giorno ed i loro pancini, che prima erano gonfi, si stanno normalizzando. Sono felici, ridono sempre.
Piccole soddisfazioni che ti ripagano degli sforzi che si fanno per dare a qualcuno una vita decente.
Michelina non c’è più, ma il suo ricordo rimarrà sempre nel mio cuore e sono sicura che ovunque sia, ora sorride.
                                                                               Daniela

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