tra presente e futuro degli hogar

casa famiglia "Sandro Terragni" a Santa Cruz de la Sierra

Ricordo, nel primo viaggio fatto all’hogar Santa Maria de los Angeles, ospite di padre Giuseppe Minghetti nel 2008, quale fosse la preoccupazione di quest’ultimo circa il futuro degli ospiti della sua struttura. Con grande lucidità padre Giuseppe si rendeva conto che il momento critico per i ragazzi e le ragazze che non avevano una famiglia o almeno qualche parente su cui poter contare veramente, sarebbe giunto al momento dell’uscita dalla struttura.

Per le ragazze confidava nella collaborazione con madre Alessandra, una simpaticissima suora di origini aquilane, allora alla direzione dell’hogar "Maria Inmaculada",  che attorno al suo hogar aveva già messo in piedi un sistema di miniappartamenti in cui ospitava le ragazze che, uscite dall’hogar, continuavano gli studi nelle varie università o scuole professionali della città.

Per i ragazzi c’era il "Barrio Juvenil" che fa parte dell’"Obra don Bosco" diretta da padre Ottavio Sabbadin, il salesiano che è attualmente direttore anche dell’Hogar Santa Maria. In entrambi i casi si trattava di strutture nate proprio a seguito dell’esperienza maturata negli hogar di più antica fondazione in ambito cattolico:

  • per gli orfani è comunque importante qualche forma di supporto anche dopo gli anni della permanenza negli hogar
  • le strutture per questo sostegno dovevano avere dimensioni più snelle, al limite dell’autogestione, ma comunque necessitando sempre di forme di controllo e sostegno.
  • di qui la necessità di reperire personale adatto a dare questo sostegno e controllo, attingendo alle file del volontariato sia estero che interno.

Padre Giuseppe sognava qualcosa di simile vicino all’hogar Santa Maria de los Angeles, ma si scontrava proprio colla difficoltà di reperire del personale affidabile e preparato.

Poi padre Giuseppe ha dovuto fare i conti colla sua età e colla sua salute e si è concentrato sul problema del passaggio dell’Hogar in altre mani e sull’inserimento dello stesso tra le opere direttamente gestire e controllate dall’Arcivescovado di Santa Cruz.

Ma la Provvidenza ha un modo tutto suo di rispondere alle preoccupazioni ed ai progetti dei suoi figli e la realtà che vogliamo presentare in questa "storia dalle missioni" è, almeno parzialmente, una risposta concreta ai desideri che padre Giuseppe mi manifestava in quell’ormai lontano 2008.

Personalmente sono stato coinvolto in essa durante la partecipazione ad un corso di formazione presso il CUM di Verona nell’estate 2011. Giunto colla mia vecchia "punto" alla casa Mons Carraro sede del corso, la prima persona che incrocio e saluto è Mirko Pozzi che facendo le presentazioni mi dice di essere in partenza colla sua famiglia proprio per Santa Cruz de la Sierra dove ha un contratto colla locale Arcidiocesi per un lavoro relativo agli hogar. La cosa mi sembra un segno e nelle cinque settimane del corso la conoscenza e l’amicizia con Mirko e la sua famiglia si approfondisce. Mirko è già stato volontario in Bolivia nella diocesi di Cochabamba per tre anni. Lì ha conosciuto quella che è diventata sua moglie, Veronica una ragazza boliviana laureata in psicologia all’università di quella città. Hanno vissuto e lavorato per qualche anno in Italia dove è nato il loro figlio Santiago. Ma adesso hanno deciso di tornare in Bolivia.

Rivedo Mirko e la sua famiglia nella primavera 2012 quando ritorno per la terza volta in Bolivia accompagnando padre Giuseppe che lascia proprio in quell’occasione l’hogar per sistemarsi presso la cappella di Valle Sanchez a poca distanza da esso. Mirko, Veronica e Santiago sono per il momento all’hogar de la Esperanza, un hogar appartenente alla Diocesi di santa Cruz, sostenuto dall’associazione italiana "Carla Crippa ONLUS" di cui gli stessi Mirko e Veronica fanno parte. Mirko si sta ambientando nel suo lavoro di avvocato presso la curia locale. Il suo compito è mettere a punto tutta la certificazione e la documentazione legale relativa agli hogar cattolici della diocesi in accordo colla rinnovata legislazione boliviana. Veronica lavora come psicologa proprio all’interno dell’hogar. Si tratta di un hogar che ha come "missio" quella di ospitare i figli dei carcerati fin dai primi giorni di vita. E’ presente infatti all’interno dell’hogar una sezione di "nido" per i piccolissimi. Il lavoro per entrambi non manca.

…due immagini dell’invito conviviale ricevuto dalla delegazione vercellese durante la visita dell’estate 2013 in Bolivia, da parte della comunità di Mirko e Veronica.
Mirko Pozzi con suo figlio Santiago ed Anahi Aruquipa, una delle prime ragazze entrate nella casa famiglia "Sandro Terragni", ad una celebrazione per la festa di don Bosco

Intanto però qualcosa di ulteriore sta maturando. Quando torno per la quarta volta in Bolivia nel novembre 2012 Mirko e la sua famiglia non sono più all’hogar ma in una nuova casa: il progetto di casa famiglia che avevano in mente ha preso corpo grazie alla collaborazione ed al sostegno dell’Arcidiocesi di Santa Cruz che mette a disposizione dei locali di sua proprietà fino a quel momento poco utilizzati. Faccio in tempo a scendere dall’aereo per partecipare alla sobria ed intima celebrazione di inaugurazione presieduta proprio da mons Sergio Gualberti che di lì a poco sarebbe diventato l’Arcivescovo titolare della Diocesi. Le prime ospiti della casa famiglia sono proprio due adolescenti provenienti dall’hogar Santa Maria: Anahy e Maria Eugenia, insieme a loro Ovaldina proveniente invece dall’Hogar de la Esperanza.

Il 2013 è l’anno del rodaggio dell’esperienza e la cosa è così positiva che a dicembre 2013 si aggiunge una nuova ospite, Liliana anche lei proveniente dall’Hogar Santa Maria de los Angeles. Ben tre ragazze provenienti dalla struttura creata da padre Minghetti hanno trovato nella casa famiglia l’ospitalità e il sostegno per il periodo che le porterà a terminare gli studi e ad inserirsi nella società. Forse non è quello che sognava direttamente padre Giuseppe, ma è senz’altro qualcosa che risponde alle ragioni più profonde di quel sogno.

E’ anche un seme gettato nella comunità cristiana di Santa Cruz: la casa famiglia è ospitata in un complesso edilizio che è pure una casa diocesana per incontri di formazione e per ritiri spirituali; in quasi tutti i fine-settimana è visitata da gruppi parrocchiali o dell’associazionismo cattolico che hanno così modo di prendere contatto e sperimentare concretamente la realtà della casa famiglia. Mons. Sergio Gualberti non si stanca di ripetere che dovranno essere le famiglie cristiane boliviane a fare propria le scelta di Mirko e Veronica perchè nel giro di qualche anno ci sia la possibilità di offrire alla maggior parte delle ragazze e ragazzi che lasciano gli hogar per raggiunti limiti di età quello che adesso riguarda pochi fortunati. Ed allora anche il sogno di padre Giuseppe sarà diventato realtà…

Gian Mario Ceridono

 

Questa esperienza si è conclusa nel mese di novembre 2017

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