le riflessioni di Luca, Marta e Davide

 “Eccomi qui, ad una settimana dal ritorno, a scrivere le mie impressioni su quello che è stato, molto probabilmente, uno dei più bei viaggi cui abbia mai partecipato. Alla partenza, ormai più di tre settimane fa, non sapevo assolutamente cosa avrei trovato, e la curiosità si mischiava con un po’ di timore: come sarebbe stato lì? come mi sarei trovato con i miei compagni di viaggio? avrei trovato qualcosa da fare per non stare tutto il tempo con le mani in mano? Tutte queste mie domande hanno trovato risposta, e per tutte è stata una risposta positiva! Cominciamo dal gruppo, e diciamo che sarebbe stato difficile crearne uno migliore: sin dal primo momento c’è stata tra noi tutti un’alchimia particolare, rinforzata invece che diminuita dai piccoli imprevisti accaduti durante il viaggio (ovviamente chiamo il perdere la coincidenza a Johannesburg “imprevisto”, ma sappiamo bene che era già tutto preparato…niente è lasciato al caso, non è vero?). Difficilmente dimenticherò le serate passate nella nostra “depandance” a Maimelane, passate a “fare le ore piccole” (mediamente le 22.30) giocando a carte, o il viaggio fino a Inhambane su un pullmino che definire vissuto è un eufemismo. Ma non solo le persone venute con me dall’Italia sono state fantastiche, anzi! Don Pio, Caterina, don Carlo e tutti gli altri ci hanno mostrato come si possa vivere con semplicità, ma pienamente (probabilmente molto più di quanto non viviamo noi qui, con le nostre vite che noi stessi spesso contribuiamo a complicare, ingigantendo inezie fino a trasformarle in problemi), e con la loro ospitalità ci hanno fatto sentire a casa. Anche qui vi sono momenti che non dimenticherò mai: padre Canhote che arriva ballando e cantando alla messa ad Inhambane, i bambini di Maimelane che fanno il “quality check” delle panchine da noi appena pitturate (e che si sporcano apposta di vernice per poi farsi ripulire da Marta e Valentina) o il saluto finale di Don Pio, che dall’alto della sua esperienza ci ricorda come sia più arricchente dare agli altri, piuttosto che ricevere solamente (e, considerato l’esempio dato da lui, e non solo da lui, con la sua vita, queste parole spesso sentite ma mai veramente comprese acquistano totalmente un nuovo significato). Mille sono i momenti fissati nella mia memoria, e mille più le sensazioni e le emozioni che si agitano nella mia mente, ma una cosa la so per certo: vorrei tornare lì ora!”

                                                                                                         Davide

 tira aria di Olimpiadi… fervono i lavori!  Atelier multiculturale
 Pronti per nuovi incontri…  Piatto unico ma abbondante!!!

 

Innanzitutto volevo iniziare ringraziando tutti coloro che si sono attivati per organizzare e realizzare questa esperienza. In questi 18 giorni ho potuto vivere dall’interno due realtà con cui prima non ero mai entrato in contatto: da una parte l’Africa e dall’altra la realtà missionaria. Sono convinto, infatti, che per capire realmente cosa viene fatto in missione sia necessario recarsi di persona nei posti dove la missione svolge le sue funzioni: solo cosi si può capire realmente quale sia l’impegno, la costanza, la fatica che i missionari sostengono per dare un aiuto alle popolazioni locali. Sia a Maimelane che a Inhassoro ho conosciuto persone meravigliose: don Carlo, don Pio, padre Gemo, padre Canhote, Caterina, le suore missionarie, gli stessi don Franco e don Gianni sono tutte persone che mi hanno permesso di toccare con mano cosa sia realmente la forza della fede. Sono rimasto assolutamente affascinato e pieno di ammirazione nel vedere cosa sono riusciti a fare e cosa riescono a fare per la popolazione del luogo, di come siano entranti in sintonia e si siano integrati perfettamente, di come ci sia un totale rispetto reciproco tra loro e la popolazione mozambicana. Il fatto di aver contribuito, seppure in minima parte, ad aiutare i missionari nei piccoli lavori che ci sono stati assegnati mi ha riempito di gioia anche perché durante lo svolgimento degli stessi eravamo attorniati da tantissimi bambini del luogo. Ed e’ proprio da loro che voglio partire per parlare del secondo aspetto di questa esperienza: il contatto diretto con il popolo mozambicano. I bambini sono semplicemente meravigliosi ed e’ incredibile vedere la facilità con la quale sono in grado di regalare numerosissimi sorrisi seppure non abbiano nulla! Vivono in una realtà totalmente diversa da quella che siamo abituati a vedere in Italia, vederli arrivare a piedi al mattino, magari dopo km di strada, da soli e così piccoli, vederli lavare i piatti all’asilo dopo aver mangiato, vederli cantare e ballare tutti insieme, vederli cosi composti e silenziosi durante la messa, vederli giocare tanto e con nulla…sono tutte scene che porterò sempre con me! E la stessa felicità che si vede nei bambini, traspare anche dalle persone più’ grandi: la Messa che in Italia sta rischiando di diventare più un dovere che un piacere, in Mozambico, invece, e’ una grande festa dove le persone si vede che partecipano con gioia e trasporto e riescono a trasportare nella loro gioia tutti coloro che partecipano. Come ha detto don Gianni, per loro si vede proprio che la domenica e’ il giorno di festa, e’ il giorno in cui festeggiare con le persone care, e’ il giorno in cui l’unico impegno da prendere e’ la messa. E cosi ogni Messa diventa una festa, e anche un celebrazione lunga come quella che abbiamo avuto la fortuna di assistere a Inhambane, diventa una festa gioiosa. E, infine, sono rimasto veramente sorpreso dell’accoglienza che ci hanno offerto, a partire dalla comunità dove il posto d’onore era lasciato a noi ospiti, dove ogni persona veniva a stringerci la mano alla fine della celebrazione, dove, con un po’ di imbarazzo, il posto riservato a noi per il pranzo era il massimo che loro erano in grado di offrire, per finire ai ragazzi di Maimelane che, in coro, ci hanno dedicato canzoni e balli di benvenuto! In sostanza quello che ho provato in questi 18 giorni, quello che mi porterò sempre dentro, e’ che un paese cosi in difficoltà  dal punto di vista economico è in grado di insegnare tante cose a “noi” che ci crediamo cosi “evoluti”, è in grado di insegnarci quanto sia più importante la persona, il rapporto personale, il dare agli altri con gioia, rispetto a qualsiasi cosa noi possiamo possedere; e come direbbe don Canhote che la cosa più’ importante è prendere la vita con il sorriso, gioire, battere le mani quando finisce la messa, essere felici per ciò che si ha! Grazie a tutti.

                                                                                                                                           Luca

 

 Il capolavoro è completato.. la Bottega posa e si riposa  i due veterani dei viaggi in Mozambico e le nuove reclute…
 rigovernare… fin da giovani da imparare  Un altro tipo di atelier… con operatori assolutamente all’altezza!

La decisione di sperimentare un nuovo tipo di “vacanza”, partire per la missione in Mozambico, si è rivelata una scelta vincente e straordinaria. È risaputo che l’esperienza della missione arricchisce, migliora e valorizza; ma i racconti di chi l’ha vissuta non sono sufficienti a far comprendere il senso più profondo e genuino del volontariato. È impossibile descrivere i sorrisi luminosi delle persone, gli occhi brillanti dei bambini, la radiosa allegria che li caratterizza, l’odore della loro pelle, la cordiale ospitalità, quasi commovente. Ancor prima di orientarsi e capire come funziona la quotidianità, sono stata avvolta dai colori vivaci delle capulane, dal rosso della sabbia, dal sole riflesso sui volti scuri, da un cielo diverso e che di notte si riempie di stelle e lascia senza fiato. Tutto questo immediatamente conquista e incanta. Inhassoro e Maimelane sono state le due missioni in cui siamo stati ospitati, dove abbiamo conosciuto i missionari che vivono in Mozambico da molti anni, sacerdoti e laici che hanno dedicato molti anni al volontariato, e che tutt’ora impegnano la loro vita aiutando il prossimo. Gli enormi progressi che nel tempo sono avvenuti (soprattutto basandosi sui racconti di chi c’è già stato) fanno nascere la consapevolezza che l’opera dei missionari è straordinaria, costante e prolifica. Ciò che più mi ha colpita sono state la totale ed inesauribile disponibilità e altruismo che ogni giorno dimostrano, l’ospitalità infinita e l’evidente piacere nell’accogliere persone con cui condividere. Le parole di Don Pio asserite all’ultima messa riguardo la generosità disinteressata e sul “dare”, meglio del ricevere, che riempie l’anima di gioia e da senso all’esistenza, sono state significative, incisive e molto rivelatrici. Una riflessione, un insegnamento e una dimostrazione allo stesso tempo che spinge a compiere un esame di coscienza su quante risorse si avrebbero da offrire e su quanto poco si sfruttano e si mettono a disposizione degli altri. Le aspettative riguardo il contributo che noi ragazzi missionari potevamo elargire erano alte, siamo partiti con molta grinta e voglia di fare. Ci siamo poi resi conto che integrarci nella vita di tutti i giorni e inserirci nella routine della missione richiede tempo e pazienza. I lavori fatti, sempre con grande entusiasmo e passione, non erano indispensabili, ma sono serviti a migliorare alcune cose, piccoli grandi compiti che sfuggono all’intenso lavoro dei missionari che trattano e risolvono sempre problemi più urgenti. Dipingere di verde le panchine, giocare con i bambini, grattare la ruggine dalle porte del campo di calcio e riverniciarle, compilare le schede sui bambini per le adozioni a distanza e dipingere un murales nel refettorio del futuro asilo sono state attività che ci hanno riempiti di soddisfazione e di gioia e ci hanno dato l’impressione di contribuire nella costruzione di un immenso puzzle che si sta lentamente componendo, piccoli tasselli che incastrati possono formare una totalità.La visita delle comunità è stata una continua scoperta. Gruppi di persone che vivono nella povertà, in mezzo al nulla, nelle loro capanne; gente gioiosa e festosa, sempre pronta a cantarci il “Benvenuto”, a stringerci le mani, ballando e sorridendo. Le messe a cui abbiamo assistito sono state molto coinvolgenti, la partecipazione è totale, c’è l’esplicita voglia di stare insieme per pregare e cantare. Le omelie (anche se in portoghese) sono piene di vitalità, viene interpellata la gente, i padri sono energici e decisi, le persone sono attente, interessate, divertite e incuriosite. Insomma una messa per noi del tutto originale. L’esperienza della missione offre l’opportunità di scoprire e comprendere una nuova porzione di mondo, più povera, semplice, legata alle tradizioni, ricca di energia e vitalità; persone tenaci e dinamiche, instancabili e forti nel fronteggiare una quotidianità spesso faticosa e disagevole.

Personalmente, credo che l’essenza di questo viaggio, che si può riassumere in “scoperta”, “conoscenza” e “pienezza”, sia stato un grande insegnamento, che spesso è ritenuto vero nella teoria ma non sempre viene compreso fino in fondo. La felicità non è conseguenza dell’avere, del possedere beni, dell’essere ricchi e del condurre una vita agiata e comoda. Lo stare bene si fonda sulla solidarietà, sulla condivisione, sull’alleanza, sul sostegno reciproco, sulla spiccata spiritualità di queste persone, che li appaga infondendoli di forza e di speranza.  In ultimo è indispensabile sottolineare quanto il gruppo formatosi in missione: noi ragazzi con don Franco e don Gianni, sia stato affiatato e unito. La maggior parte di noi non si conosceva, ed è stato quindi piacevole scoprire subito che regnava sintonia e simpatia, una spontanea intesa che è servita a rendere questa esperienza ancora più entusiasmante ed eccezionale. Avventure come queste hanno il potere di unire e di creare nuove amicizie, forti, proprio perché fondate su valori condivisi e sul rispetto reciproco.    

                                                                                                        Marta

 

Come molti dei paesi poveri il Mozambico è ricco di risorse naturali che altri sfruttano… Nella zona delle nostre missioni opera una grande impresa sudafricana la Sasol Petroleum L’entusiasmo per l’esperienza che si sta vivendo esplode a volte in modo incontenibile, se poi al gruppo si unisce padre Canhote, il collaboratore di don Pio, può diventare arte!
Foto ricordo con padre Gemo il collaboratore di don Carlo Ancora un’immagine degli impianti della Sasol

 

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