Padre Renzo Adorni SMA ci parla dell’Angola ai tempi del Coronavirus

Padre Renzo Adorni è un vercellese appartenente all’istituto missionario SMA (Società Missioni Africane) che opera da tanti anni in Angola. Sul sito trovate in “missionari Vercellesi” alcune pagine a lui dedicate.

In questi giorni ci ha fatto avere il testo riportato qui sotto che ci aiuta a vedere la tragedia del Coronavirus da una cornice più ampia dei nostri telegiornali. Un modo “missionario” di vedere questo dramma odierno nelle sue dimensioni reali…

“P. Renzo Adorni sma
Bom Pastor Kikolo
LUANDA (Angola)
Cari Parenti e Amici,

siamo giá nella seconda parte dell’anno: sembra persino che il tempo acceleri; viviamolo almeno come un dono del Signore, riempiendolo di cose buone, per noi e per il prossimo, alla Sua presenza.
Ho seguito, come posso, ció che avete vissuto in Italia in questi 4 mesi: la grande sofferenza, che il virus ha seminato in migliaia di famiglie, e nella popolazione in generale, ma anche la straordinaria dedizione, con rischio, di tante persone, al servizio dei malati, e non solo.
Speriamo che tutti impariamo a fare con amore ció che il virus ci ha obbligato a fare per paura e per forza.

Qui da noi, i contagi sono molto meno che da voi, ma le conseguenze sono drammatiche in un altro senso. Si muore ancor di piú di malaria, tubercolosi, dengue, anemie varie, tumori, tifo, diarree… Praticamente siamo “ingabbiati” da fine febbraio; il vescovo mi ha detto smetti di uscire a visitare i malati o nelle zone di preghiere dei quartieri, perché sei “un soggetto a rischio”, per cui in questo tempo la mia missione che era “dei piedi” é diventata “missione delle ginocchia”: la preghiera è il solo modo efficace di stare uniti.
Il governo ha deciso subito misure dure, stato di emergenza, copri-fuoco, e ora stato di calamitá. E la polizia non é tenera con i trasgressori, soprattutto nella Luanda bella; ma nelle nostre periferie super-popolari e “super-popolose” é difficile obbedire a tutte le misure. Lavare le mani spesso: ma si deve comprare l’acqua a secchi. Come stare in casa, magari in dieci, se hanno due stanze e cucina, e i servizi…dai vicini? Come vivere se non si lavora, perché il grande mercato che dá lavoro a molti é chiuso, stando a guardare una pentola vuota?
La nostra gente in maggioranza non ha un lavoro fisso, salvo la polizia, una parte dei maestri, gli impiegati dell’amministrazione, piccoli artigiani; i grossi commercianti sono stranieri. Si vive di economia informale, di piccolo commercio spesso ambulante, lavoretti vari al mercato di ogni giorno; guardie nelle case ricche in Luanda, o donne di servizio (lavar e stirare). Inutile che un ministro dica “Fatevi una bella scorta di cibo, e rimanete in casa!” Come faccio, se vivo alla giornata? E poi non ho il frigo; e poi non c’é elettricitá tutto il tempo…
Qui non é come in Italia (almeno é quello che scrivono nei giornali) dove c’é il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione, il fondo europeo, i vitalizi, i sussidi vari, aiuto alle imprese, bonus per le biciclette o per le baby sitters, il bonus-vacanza o per ristrutturare… Poi magari sono soldi virtuali, come dice qualcuno, come quelli di monopoli! La nostra gente non ha riserva. Anche qui il governo promette… ma le piccole imprese affondano, e così nuovi disoccupati, soprattutto giovani, che così entrano facilmente nell’illegalità spesso violenta.
La fame é entrata in tante famiglie; per esempio, nelle nostre scuole, abbiamo piú di quaranta collaboratori, supplenti: da fine febbraio le scuole sono chiuse; i genitori degli alunni non hanno piú dato niente; abbiamo pagato i maestri fino a maggio, anche senza lavorare; per giugno non ho potuto dare niente, e così sarà in seguito, se le cose non cambiano.
Altri esempi. Qui, dietro casa c’é una collina di rifiuti, dove mezzo quartiere butta di tutto: ogni tanto vengono con un bull-dozer a caricare camionate, e poi si ricomincia. Nel frattempo ci sono sempre persone che raspano, per ricuperare qualcosa, o scarti di cibo (scusate, porcheria) di meno poveri di loro.
Nel bairro Sekele, invece, che é nuovo, ci sono parecchi bidoni della spazzatura e rifiuti; é guerra fra i poveri, che vengono da altri bairros; ognuno o ogni famiglia occupa un bidone e nessun altro puó andare lá a rovistare, ritirare qualcosa, o aspettare gli inquilini che abitano di fronte, quando escono per depositare i loro rifiuti, per rubargleli.
Questa é la situazione di periferie di un paese dove anni fa correvano torrenti di dollari del petrolio e diamanti. Il torrente é seccato. Il governo locale, come in Italia, promette…
Vedo pure con tristezza che , in questa situazione, parecchie donne e giovani, a cui abbiamo dato un mini-credito, per iniziare un’attività, hanno dovuto fallire (piccolo commercio, barbiere, allevamento di ovaiole, kit per giovani falegnami, saldatori; sementi e fertilizzanti per chi ha un campo fuori cittá…). In questi mesi, tutto bloccato o perso.
Con la nostra Caritas (ormai quasi di niente alimentata localmente) abbiamo organizzato in aprile e poi a inizio giugno, in modo oculato e onesto soprattutto, l’aiuto ai piú poveri (anziani soli, portatori di handicap, malati, vedove con figli a carico, disoccupati…): parecchi quintali di pasta, riso, farina di mais e di manioca, di zucchero e sale, bidoni di olio, pesce secco, concentrato di pomodoro, carta igienica…).

Questo é stato possibile con l’aiuto vostro, e in particolare di Genova S. Erasmo, Santhia’, Biella, Montalto Dora, Venezia…
So che é una goccia nell’oceano, ma almeno piú di 800 persone e famiglie, per qualche giorno, come si dice, “si sono cavati la voglia”. “E’ a Me che l’avete fatto” dice Gesú.
Intanto speriamo di poter presto aprire le chiese, pregare nei quartieri, riprendere la vita religiosa insieme (per ora alimentata dalla Radio Cattolica e da Radio Maria Angola). I nostri fedeli hanno bisogno, piú ancora che in Europa, di sentirsi uniti soprattutto per lodare il Signore, e non solo pregare in casa.
In astinenza si sentono ancora di piú i circa 400 giovani e adulti pronti per il Battesimo, dopo una preparazione di 4-5 anni. Quel giorno verrá; Dio sa perché tutto questo capiti, e li faccia aspettare.
Vi lascio con le parole di Dio al profeta Geremia (31,3) che viveva tempi peggiori dei nostri “Amei-te com amor eterno!” e il Salmo 23 “O Senhor é o meu pastor: nada me falta”. Tutti capite questo portoghese.
Sperando che lo Spirito S. illumini i ricercatori, per un vaccino, e i governanti, che sembrano inadeguati…per non dire peggio.
A tutti un abbraccio e un ricordo quotidiano nella S. Messa.

Vostro P. Renzo A. sma”

 

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