Per non fermarsi ai soliti schemi….

 

GUERRA DI RELIGIONE

O SCONTRI ETNICI?

Dopo i tragici fatti accaduti il 30 dicembre 2011 nella diocesi di Isiolo – Kenya, nei villaggi conosciuti come Kambi ya Juu e Akadeli che si trovano alla periferia sud della città di Isiolo, è bene fermarsi per una riflessione più profonda di una semplice cronaca giornalistica. I fatti li conosciamo.  Un gruppo di persone armate (somali) attaccano il villaggio di Kambi ya Juu, sparando alla cieca nelle capanne e nel cortile della casa parrocchiale . Almeno dieci le vittime: uomini donne e bambini, tra le quali anche il catechista Andrea. Nella casa parrocchiale, con il Parroco Padre Barnabas Munene, erano presenti anche quattro ospiti italiani dell’associazione  Onlus “Villaggio per amico” di Borgosesia (Vc).
 

Premesso che il distretto di Isiolo (come pure quelli di Wajir e di Garissa) è sempre stato ritenuto dal governo Somalo parte della grande Somalia (alcune carte ufficiali somale ne sono la conferma), dobbiamo prendere atto che da sempre la città ed il distretto di Isiolo conta un buon numero di Somali cittadini Kenyoti.  Maddogashi, villaggio del distretto e diocesi di Isiolo, situato tra Garba Tulla e Wajir, ha la quasi totalità della popolazione di origine somala. Dobbiamo anche tener presente che il 99,9 % dei somali è di religione musulmana. Detto questo ci rendiamo conto come per le popolazioni somale che da venti anni in Somalia vivono in una tragica situazione di guerra civile, l’unica via d’uscita verso la pace è scappare in una paese confinante, il Kenya, dove si sentono accolti dai loro stessi connazionali di stessa etnia (legami familiari, tribali e religiosi) dove possono anche vivere e nascondersi senza la paura di essere arrestati come immigrati irregolari. Questo non succede per gli Etiopi che per  lo stesso motivo entrano in Kenya in fuga dalla guerra di casa loro. Non avendo un appoggio locale, vengono subito riconosciuti dalle autorità  militari e arrestati. Tra i tanti profughi somali, non mancano bande di terroristi armati che lasciano la Somalia per impossessarsi delle vaste zone di pascolo per le loro mandrie di mucche e cammelli. Non volendo prendere le terre dei fratelli somali di Maddogashi e di Garba Tulla, (anche perché troppo aride e inospitali per l’allevamento del bestiame), si dirigono fino ad  Isiolo dove vivono  Turkana a Borana. Tra questi due gruppi etnici, i Borana – hamitici come i somali – sono anche di religione musulmana mentre i turkana, nilotici, sono cristiani in maggioranza cattolici.  La scelta quindi è stata quella di terrorizzare i turkana ( che ad Isiolo, contrariamente a quelli residenti nel Nord Ovest del Kenya sono i più poveri e più deboli) con assalti armati e massacri per farli fuggire ed appropriarsi delle loro terre. Terre che non sono di proprietà privata ma di demanio pubblico e che quindi non possono essere giuridicamente garantite a chi ne ha l’usufrutto. Inoltre questo vasto territorio occupato dai turkana si trova al centro di una vasta area scelta dal governo del Kenya per il futuro sviluppo sociale-economico della zona. Nuovi insediamenti industriali improntati sulla gestione del futuro oleodotto che dal sud-Sudan porterà il petrolio fino al porto di Mombasa sono in programma con al centro la zona di Isiolo. Con un po’ di lungimiranza, queste terra diventeranno nel prossimo futuro fonte di immensi investimenti finanziari arricchendo chi le avrà accaparrate. E se poi queste terre sono occupate da poveri Turkana cristiani (poveri culturalmente, socialmente ed economicamente)  e quindi i più deboli, diventa molto facile eliminare anche  fisicamente gli attuali residenti e prendere i loro diritti. Ancora una volta la religione viene usata per coprire ingiustizie e violenze. E’ qui che la Chiesa deve intervenire per garantire i diritti e la stessa esistenza degli ultimi e dei perseguitati tenendo anche presente come il radicalismo islamico cerca di farsi strada fomentando odio e violenza.                                  

20 gennaio 2012                                                       don  Franco Givone

 

About the author: Gianmario