Alessandro Scaglia

Un giovane narra la vita… ordinaria

Il giovane Alessando Scaglia di Livorno Ferraris, nel 2010 ho pronunciato i primi voti nella congregazione degli Oblati di Maria Immacolata e da allora opera in Uruguay per un anno di esperienza pastorale.

«L’Uruguay è un Paese davvero ospitale -racconta – ma, al tempo stesso, la Chiesa laggiù fatica nell’evangelizzazione. Risiedo a Libertad e mi occupo prevalentemente dei giovani».

In generale, cosa pensano amici e conoscenti della tua scelta?

«Alcuni pensano che in missione si facciano cose straordinarie, fuori dal comune, al limite dell’umano – risponde sorridendo – in realtà ciò che mi è capitato di vedere o di fare fino ad ora è tutto semplicemente ordinario. Vivo in comunità con altri due missionari e insieme cuciniamo, laviamo, stiriamo e ci occupiamo di piccoli lavori di manutenzione della casa. Per questo non ho particolari esperienze né avventure spericolate da narrare – si scherrnisce – Quando si vive in pienezza è il presente a diventare speciale, unico, irripetibile».

Ma ci sarà un episodio di vita che ti ha toccato…

«L’altro giorno ho fatto visita in ospedale a una ragazzina che fa parte del gruppo di cui .sono il responsabile. Le ho portato un palloncino, di quelli con cui puoi creare forme di animali o altro. Era ricoverata in pediatria e il reparto straripava di piccoli pazienti. È bastato poco per capire che non sarei uscito presto da lì per fare a ciascuno di loro un regalino, per scambiare due parole, donare un sorriso. Quella visita mi ha riempito il cuore di gioia e rafforzato la convinzione che, quando ci si dona senza riserve, si riceve davvero il centuplo in cambio… ».

(Intervista pubblicata sul Corriere Eusebiano)

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